| grotte |

Luigi
Camminava con passo svelto, se non sicuro,
quasi invisibile nella mattina nebbiosa. Lasciò il corso all’altezza
delle due Torri, e prese una via laterale.
Contò tre traverse, alla quarta si infilò in un vicolo a destra.
Il vapore, sciolto dal sole, appendeva fili di lucide perle alle facciate dei
vecchi edifici di pietra calcarea.
Si fermò a guardare in alto un’insegna, e la confrontò col
ritaglio di “Speleologia” che aveva nel borsino.
Lame di buio tingevano l’acciottolato,
filtrando dalla porta accostata della bottega.
Luigi ruotò il dado del piezo sino a sentirlo scattare, ed entrò.
L’oscurità del negozio si ammorbidì in una tremula penombra.
“Dovrebbero cambiarlo, questo beccuccio” pensò Luigi. Donna,
aldilà del balcone, lo guardava tranquilla. “Avrà ormai
cinquant’anni”, si disse Luigi, e ne ammirò per questo i
bei lineamenti e la pelle ancora ben levigata, che assorbiva la luce rossastra
della fiamma, restituendola in morbide sfumature, come una statua di marmo apuano.
“Buongiorno, signora, vorrei vedere
dell’Inesplorato”. Donna sorrise, e si voltò verso lo scaffale
che aveva alle spalle, dove tanti rotoli allineati con ordine aspettavano pazienti
le carezze delle sue mani. Aveva visto il viso di Luigi, e ne aveva misurato
i passi; scelse senza esitazione uno dei rotoli e ne svolse un lembo sul bancone.
“Questo è un Meandro” gli disse “e può starti
addosso come una seconda pelle. Ne potrei svolgere decine di metri, ma –
vedi – ogni metro è uguale al suo precedente e diverso dal suo
successivo. E’ questo il suo fascino. E non teme l’umidità!”
lo canzonò con affetto.
Luigi allungò una mano a toccare il Meandro, e insieme alla sensazione
di freddo lo colpì la certezza che non sarebbe stato lui ad indossarlo,
ma il Meandro si sarebbe fatto ornamento di lui. A questo non era ancora pronto.
Mentre Luigi pensava, Donna aveva già
posto sul banco un altro rotolo. Una piccola spinta, e se ne sprigionò
una cortina ambrata, brillante di cristalli e di delicati drappeggi. “Questo
viene dal Centro Italia,” spiegò “è molto raro, ma
lo troverai anche nell’Isola al di là del mare d’occidente.
Senti la sua morbidezza!”
Luigi esitò, guardando con imbarazzo le sue mani infangate: Donna aveva
colto nel segno, lo conosceva. Volle paragonarla a sua madre, e con una fitta
dolorosa di rimorso si accorse allora di non ricordarne più il nome.
Si spaventò per quel sottile abisso che si era spalancato nella sua memoria,
e, con l’adrenalina che formicolava sulla punta delle sue dita, cominciò
a gettare freneticamente sassi per chiuderne l’imbocco.
Un cacciatore gli porse l’Ultima Pietra, che da tanto aveva in serbo per
una grande occasione. Il vento gelato dei ricordi che si precipitava nell’abisso
alla fine si arrestò.
Con la fronte imperlata di sudore, Luigi attese che cuore e respiro trovassero
il passo tranquillo che voleva da loro, e alzò lentamente lo sguardo
verso altri che intanto si erano accostati al bancone. Come molte altre volte,
con gesti sapienti, saggiavano i rotoli un po’ fuori moda del Non Catastato.
Ne valutavano spessore ed estensione, commentando con simboli e cifre le doti
di ogni campione.
Barbe e matite affermavano trattarsi di Topografi Ipogei.
Non che li avesse in antipatia, ma a Luigi era estraneo quel linguaggio che
sostituiva i numeri alle vocali; non ne era neppure geloso: li lasciò
a quei rotoli, appoggiati lì un tempo da un viaggiatore distratto.
Donna si era ritirata da qualche parte
nell’ombra, e Luigi non si sentì in imbarazzo quando capì
che era il momento di uscire.
Aprì la porta, e godette - come di un sorso di prezioso passito - del
buio che sfumava nella luce dorata del tramonto. Portò in avanti la mano,
ad afferrare un’umida zolla di erba. Registrò quel contatto, così
diverso dal rigido opporsi della roccia che le sue dita avevano sperimentato
per ore, come un segnale a lungo atteso. Non alzò ancora lo sguardo,
si tolse il sacco restando rivolto al buio universo che ora lo lusingava con
il suo alito fresco. Immobile, lasciò che i suoi sensi fossero trasportati
lentamente dall’uno all’altro dei due mondi. Infine si alzò,
slacciò l’imbrago, rispose con brevi frasi alle battute degli istruttori
che ora affioravano.
Nel tempo e nello spazio, l’Inesplorato era tutto intorno a lui.
www.qualchicco.it - pagina aggiornata il 17/12/2005